Durante il mio anno di scambio negli USA eravamo circa 60 studenti stranieri nell’area del Puget Sound (Washington), di cui solo 6 italiani. Solo 6 su 60, nonostante fossimo la nazionalità più numerosa. Vivevamo in zone diverse dello stato e i trasporti pubblici in quella zona di America non erano granché; in aggiunta al fatto che non avevamo la libertà di andare dove volevamo, alla fine nel corso dell’anno ci siamo visti solo una manciata di volte. Ma nonostante questo, e nonostante all’epoca non avessimo un cellulare e non esistessero Whazzapp, Skype né Facebook (ma c’era il mitico MSN Messenger), nel corso di quell’anno così intenso e complicato abbiamo fatto grande affidamento l’uno sugli altri. Continue reading “Frega il tuo prossimo come te stesso”
Categoria: lavoro
Perché fare un dottorato ricerca
Tempo fa vi avevo raccontato gli aspetti negativi dell’essere ricercatrice qui all’University of Sydney. Decisamente non tutte rose e fiori. La solitudine del lavorare da sola, a casa mia, senza nessuna direzione vera e propria è stata difficile da digerire nel corso degli anni. Soprattutto per chi non ha mai lavorato “da remoto”, come me. Ma non è tutto così nero. Oggi voglio spezzare una lancia a favore di questo “lavoro” e darvi i miei motivi sul perché fare un dottorato di ricerca.
Continue reading “Perché fare un dottorato ricerca”Il silenzio assordante delle mie giornate
Finito. Si è da poco conclusa l’ultima lezione del mio secondo corso di supporto al dottorato. Finalmente è finito. Una completa perdita di tempo, se proprio lo volete sapere. Ma non ho scelta, è un corso obbligatorio al fine di conseguire il dottorato. L’unica nota positiva è che mi costringeva ad andare in università e a passare due ore ogni mercoledì con alcuni dei miei colleghi. Sicuramente un cambio di routine positivo, dopo le lunghe giornate solitarie trascorse a casa. Chi l’avrebbe mai detto che quest’esperienza di ricerca si sarebbe rivelata così mentalmente difficile? Continue reading “Il silenzio assordante delle mie giornate”
Omertà e silenzio? No grazie, non fa per me
Vengo da un paese dove fatta la legge, trovato l’inganno; dove se rispetti le regole sei uno sfigato, mentre se le infrangi o le raggiri sei uno furbo. Italia: un paese dove se parli troppo ti trovi con la casa o il negozio bruciato, e se denunci ti trovano in qualche campo con una pallottola in testa. Paese dove, almeno in alcune regioni, si applica la regola delle tre scimmiette: non vedo, non sento, non parlo.
Vivo in un paese di diritto, dove le leggi esistono e vengono rispettate; dove se infrangi le regole, non solo vieni beccato, ma vieni anche punito. Australia: un paese dove esistono appositi tribunali – gratuiti – a cui ci si può rivolgere se si viene trattati male o ingiustamente dal proprio padrone di casa o dal datore di lavoro. Paese dove nel 2012/2013, su 1.944 casi di evasione fiscale, 1.691 sono stati arrestati e/o multati.
E che succede se i due mondi si incontrano? Se un italiano nato e cresciuto in Italia, che ha conosciuto l’arte della fregatura, del raggiro e della frode, d’improvviso si trova a vivere in un paese che certe cose non le perdona, che non è così disposto a chiudere un occhio, ad accettare una mazzetta e a voltare la schiena. Che succede? Succede che questi italiani di prima, seconda o terza generazione, riescono a fare fortuna qui in Australia, raggirando la legge, evadendo i controlli e soprattutto approfittando dei tanti giovani italiani in cerca di lavoro, che non sanno niente sulle leggi australiane.
Come avevo già raccontato in questo post riguardo alla mia precedente avventura con gli “imprenditori” italiani in Australia, qui esistono i salari minimi, divisi per professione. Per legge un datore di lavoro non può pagare un lavoratore meno di quanto previsto dal proprio “award”. Punto e basta. Non ci sono scappatoie, non ci sono interpretazioni. Si tratta di un numero. Da rispettare. Semplice, no? A quanto pare no. A quanto pare per qualche (purtroppo tanti) datore di lavoro questo numero non è un obbligo, ma un solo consiglio. E così invece di pagare una barista o cameriera $21.86 l’ora, la pagano $17 (o anche molto meno in altri casi). Alcuni lo fanno totalmente in nero, con soldi in una busta e nessuna ricevuta, altri lo fanno (stupidamente?) “in regola”, con tanto di buste paghe e detrazioni di tasse.
E i lavoratori come reagiscono? Dipende. Questo genere di “imprenditore” agisce solitamente nel mondo della ristorazione, un’area che attrae soprattutto i giovani, e ultimamente soprattutto i giovani stranieri appena arrivati in Australia. Praticamente persone vulnerabili, ignoranti sulle leggi del mondo del lavoro e senza esperienza precedente in Australia. Persone che non hanno termini di paragone, che non hanno conoscenza del sistema legale australiano né dei propri diritti. Persone che non possono difendersi e hanno bisogno di lavorare. Persone, essenzialmente, disposte ad accettare di tutto. E questo è quello che fa la fortuna di questi delinquenti. Nessuno chiede niente, nessuno si lamenta, loro si mettono i soldi in tasca e stanno zitti, e lui intanto fa fortuna.
Ogni tanto però gli va male. Ogni tanto assumono una ragazza italiana, senza troppa esperienza alle spalle, pensando sia l’ennesima straniera ignorante e passiva, che accetti tutto senza battere ciglio. E si sbagliano di grosso. Perché io non sono quella persona. Io sono la persona che lotta per i propri diritti, che si lamenta se c’è un problema, e che ha il coraggio di far sentire la propria voce quando le cose non vanno come dovrebbero.
Purtroppo tutto questo ha un costo. Richiede coraggio, razionalità, costanza e impegno. E’ molto più semplice accettare la situazione, prendere quello che ti viene dato e non lamentarsi. Ma come fai poi a guardarti allo specchio? Come fai a stare in pace con te stessa sapendo che sei stata complice di un’impresa criminale? Io non ce la faccio. Io do il 100% al lavoro, faccio il mio dovere e anche di più, e mi aspetto che il mio datore di lavoro faccia altrettanto. Mi aspetto che almeno mi paghi quanto mi deve per legge. Purtroppo questo non è successo, ho avuto il coraggio di far sentire la mia voce e far valere i miei diritti, e questa volta il risultato sono state ripicche, aggressività e minacce in puro stile mafioso. Quello che posso dire, è che chi la fa l’aspetti. La ruota gira e prima o poi arriverà anche il tuo turno.
Gli immigrati, non australiani, devono adattarsi. Prendere o lasciare! Se non siete felici qui, allora andatevene. Non vi abbiamo costretti a venire qui, ma siete voi ad averlo chiesto. Avete voi domandato di venire in questo paese. Quindi accettate il paese che avete scelto o tornate nel vostro. (Ministro per l’Immigrazione Chris Evans)
La ricerca e la solitudine dei numeri primi
I numeri primi sono divisibili soltanto per 1 e per se stessi. Se ne stanno al loro posto nell’infinita serie dei numeri naturali, schiacciati come tutti fra due, ma un passo in là rispetto agli altri. Sono numeri sospettosi e solitari.
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Claudia vs ladroni: 2 – 0!
Come da promessa, nel momento in cui ho lasciato il mio lavoro in panetteria, ho reclamato i soldi che non mi erano stati pagati durante i 6 mesi di lavoro. Due giorni dopo essermi licenziata, sono andata in panetteria e ho consegnato, oltre alla divisa, la mia lettera di dimissioni, che conteneva anche la mia richiesta di pagamento arretrato. Ho elencato in dettaglio le tariffe che mi avrebbero dovuto pagare, e quelle che in realtà ho ricevuto: differenza totale $1584,39 (1341,14 euro)! Mica bruscolini! Continue reading “Claudia vs ladroni: 2 – 0!”