C’è qualcosa di quasi magico nel vedere un paesaggio trasformarsi completamente nel giro di pochi giorni. A Sydney succede ogni anno ad agosto, quando l’Auburn Botanic Gardens si tinge di rosa per il Cherry Blossom Festival, uno degli appuntamenti più suggestivi del calendario della città. Per qualche giorno, questo grande giardino botanico nella parte occidentale di Sydney sembra trasportare i visitatori dall’altra parte del mondo: tra ponticelli giapponesi, laghetti popolati da carpe koi, torii rossi e centinaia di alberi di ciliegio in fiore. Non serve quindi aspettare la primavera giapponese per vivere la magia dei sakura: basta arrivare ad Auburn nel momento giusto.
L’Auburn Botanic Gardens si trova a circa dieci minuti di auto da Parramatta, nell’area occidentale di Sydney. Il giardino, inaugurato nel 1977, si estende per circa 9,2 ettari e comprende diverse aree tematiche, tra cui il Japanese Garden, un roseto, il Reflection Garden, una fauna reserve e una grande voliera. È però il Japanese Garden a diventare il vero protagonista durante la stagione dei ciliegi.L’atmosfera è particolarmente suggestiva perché il giardino è stato progettato per valorizzare l’acqua, la vegetazione e gli elementi architettonici tradizionali giapponesi. Camminando lungo i sentieri si incontrano laghetti, ponti, lanterne, piccoli angoli panoramici e, naturalmente, i ciliegi che in agosto esplodono in una nuvola di rosa.
L’anno scorso siamo andati fino in Giappone per vedere i ciliegi in fiore, ma purtroppo la stagione era in ritardo e non ne abbiamo visto mezzo. E ora eccoci qua, alla periferia di Sydney, nel mezzo di un viale di ciliegi nel pieno della loro fioritura. Che meraviglia! Non c’è dubbio che questi alberi siano semplicemente spettacolari, e non c’è dubbio che sia un’esperienza unica trovarsi al posto giusto nel momento giusto!
Il Cherry Blossom Festival si svolge generalmente tra metà e fine agosto, quando nell’emisfero australe l’inverno sta lentamente lasciando spazio alla primavera. È proprio questa inversione delle stagioni a rendere l’esperienza particolarmente interessante per chi arriva dall’Europa: mentre in Italia agosto è sinonimo di caldo, vacanze e giornate interminabili, a Sydney è ancora pieno inverno e i ciliegi sono tra i primi segnali che la primavera non è poi così lontana. Durante il festival, oltre 200 alberi di ciliegio contribuiscono a creare quello che viene descritto come uno dei più grandi spettacoli di cherry blossom dell’emisfero australe. E il momento della fioritura è, per sua stessa natura, effimero. È proprio questo uno degli aspetti più belli della tradizione del hanami, l’usanza giapponese di ammirare i fiori di ciliegio: la loro bellezza dura poco e proprio per questo merita di essere osservata e vissuta nel presente.
Quello di Auburn non è semplicemente un festival dedicato ai fiori.Negli anni è diventato una vera celebrazione della cultura giapponese, con un programma che unisce natura, gastronomia, musica, spettacoli e attività per tutta la famiglia. Il festival attira decine di migliaia di visitatori e porta nel giardino un piccolo assaggio del Giappone contemporaneo. Il cuore dell’esperienza rimane naturalmente il Cherry Blossom Trail, il percorso che attraversa la zona dei ciliegi. È possibile scegliere tra un itinerario più lungo e uno più breve, fermandosi continuamente per fotografare i rami carichi di fiori rosa. Uno dei punti più fotografati è il Cherry Arbour, dove la concentrazione di fiori crea una sorta di tunnel naturale. Anche il grande torii rosso, incorniciato dai ciliegi, è uno dei luoghi simbolo del festival. Ma vale la pena non limitarsi alle fotografie. Il bello è proprio rallentare, passeggiare senza fretta e osservare come cambiano i colori del giardino a seconda della luce.
Ma i giardini non finiscono qui. Perchè questi 9.2 ettari di parco offrono molto di più. Il viale dei ciliegi divide il parco più o meno in due. Da un lato la parte dei giardini giapponesi, e dall’altra quella del bosco australiano. Nella prima abbiamo trovato un grande lago con tanto di ponticelli (ovviamente in stile giapponese), casette da tè, cascate e alberi ornamentali. Tutto intorno a questo lago c’erano tantissime persone, molte in costumi giapponesi – c’erano tanti ragazzi anche travestiti da cartoni animati giapponesi – che facevano servizi fotografici. E qui anche noi abbiamo fatto un mini picnic in cima a una collinetta che sovrastava il lago. Quello che rende questo parco semplicemente unico e meraviglioso è il colore delle sue acque. Non so cosa dia loro questo colore così speciale, ma posso garantirvi che non lo vedrete da nessun’altra parte.
La ‘reflection pool’ apre la parte australiana del parco. Questa piscina ha un significato importante per gli australiani, in quanto il pino alla fine della vasca è una progenie dello Pino Solitario del Lone Pine Cemetery in Gallipoli, che sorge sul luogo della battaglia di Gallipoli del il 25 aprile 1915 in cui quasi 5.000 soldati australiani e neo-zelandesi morirono. I giardini continuano poi con la foresta pluviale australiana, con piccoli laghetti dai colori impossibili e tante simpatiche oche che popolano il sottobosco.
Questi giardini infatti sono molto famosi per i suoi uccelli. I più apprezzati sono senza dubbio i pavoni blu e verdi. Ce ne sono vari in giro per tutto il parco e abbiamo aspettato in vano che facessero la ruota, ma purtroppo senza fortuna. Oltre ai pavoni abbiamo visto anche oche, anatre, ibis, tacchini selvatici e altri uccelli nativi australiani.
E infine siamo arrivati a quella che pensavo sarebbe stata la mia parte preferita, ovvero il mini zoo di animali australiani. C’erano infatti vari canguri e wollabies, tra cui Lily, una bellissima wollaby albina, piuttosto rara in natura. C’erano anche un paio di emu (che proprio non riesco a farmi piacere, nonostante sia uno dei due simboli dell’Australia) e un wombat che non siamo riusciti a vedere, perchè nascosto sottoterra. Normalmente sarei impazzita per un posto del genere, ma gli animali qui sembravano tutti un pò tristi. Sicuramente non hanno tantissimo spazio, anche se normalmente ci sono davvero pochi visitatori, quindi almeno non sono disturbati.
Data la popolarità di questo festival, i biglietti vanno prenotati in anticipo. L’ingresso costa $17.65 per adulto e $9.60 per i ragazzi tra i 5 e i 16 anni. Durante il resto dell’anno, il biglietto di ingresso costa rispettivamente $8.00 e $3.50.
Vale la pena andarci? Assolutamente sì, soprattutto se siete a Sydney nel periodo giusto. Il Cherry Blossom Festival non è certamente il Giappone e non vuole esserlo. È piuttosto un piccolo incontro tra Australia e cultura giapponese, inserito in uno dei giardini più particolari di Sydney. La cosa più bella è forse proprio il contrasto: appena fuori dai cancelli ci sono le strade, le case e la vita quotidiana della Sydney occidentale; pochi passi più avanti ci si ritrova invece immersi in un paesaggio di ponti, laghetti e fiori rosa. E poi c’è qualcosa di profondamente affascinante nel modo in cui i ciliegi ricordano che la bellezza è, per definizione, temporanea. Per qualche giorno Auburn si riempie di rosa, migliaia di persone arrivano per ammirarlo, si scattano fotografie, si mangia, si passeggia e si aspetta che la primavera faccia finalmente il suo ingresso. Poi i petali cadono. Ed è proprio per questo che vale la pena esserci nel momento giusto.
Last Updated on 24/08/2026 by Diario dal Mondo







Bellissime foto, complimenti!
Grazie mille… ma il merito e’ tutto della natura 🙂
Che meraviglia!!
Mi piace molto come hai impaginato le foto! Fighissime.
grazie Ale! 🙂
I ciliegi in fiore.
Oh mamma, un posto davvero da sogno.
si, fortuna che siamo riusciti a vederli, perchè sono molto delicati e non durano molto. non li abbiamo visti in 2 viaggi in Giappone, ma finalmente a Sydney ci siamo riusciti 🙂
Probabilmente a gennaio/febbraio non sarà il massimo ma ci voglio andare ** che figata!
sarà bellissimo anche se non ci saranno più i ciliegi in fiori e non sarà ancora autunno!
Che posto meraviglioso!! Posto da tenere segreto o meno, io appena posso ci vado 🙂
Fai bene! 🙂
L’ Australia e’ piena si posti pazzeschi che in Europa sarebbero famosi e visitatissimi ma qui li “tengono nascosti” o forse non sono molto bravi a promuovere.
Dove abito io si dice, appunto, che ci sia una meravigliosa piscina all’aperto ma i locali non vogliono che vengano messi cartelli per indicarla perche’ la vogliono tenere ” segreta”…e poi dici che gli australiani non sono egoisti?!
Comunque bello il tuo post, foto stupende, grazie di aver diffuso questo posto meraviglioso alla faccia degli australiani!
Non so se si tratta di egoismo, sai? In realtà secondo me è tutto legato al fatto che l’Australia per milioni di anni è stata un continente a sè, si è evoluto per conto suo senza contaminazioni esterne e questo ha un pò influenzato il modo di essere degli australiani. Sono molto gelosi di quello che hanno, sanno di essere un habitat unico e prezioso e vogliono giustamente preservare quello che hanno. Lo fanno nelle grandi cose (come tutte le restrizioni alle importazioni per paura di batteri) e nelle piccole cose come questi giardini che rimangono segreti. Penso che la loro filosofia sia: meno persone lo conoscono, meno persone ci vengono e meglio lo conserviamo. Non so se sia giusto o meno, ma sicuramente è un punto di vista valido.
Si validissimo ma gli Australiani sono arrivati solo pochissime generazioni fa, quelli che hanno conservato il continente per milioni di anni sono gli aborigeni che non sono molto presenti nella cultura e nella vita attuale dell’Australia.
Un giardino, una piscina, non volerli condividere per preservarli non mi convince tanto.
Forse dovremo copiare un po’ il loro atteggiamento allora e smetterla di mostrare al mondo il nostro Michelangelo, Leonardo, Botticelli ecc….vabe’ ma io in fondo sono figlia dell’ Europa e della sua cultura, forse per questo non capisco la loro mentalita’…
hai ragione, e non dico che sono d’accordo con loro, ma penso che questa sia la loro filosofia di base